Amministratore di sostegno: cosa fa davvero?

Oggi sono stata costretta a prendere una decisione difficile ed importante per la vita di una beneficiaria a me affidata quale Amministratrice di sostegno, una scelta a cui io sono stata contraria sin dall’inizio: quella di ricoverarla in una struttura protetta che possa assicurarle assistenza h 24.

Perché ero contraria? La signora a me affidata ha circa 90 anni, non può vivere da sola e finora ha vissuto in una casa di proprietà della sorella che è deceduta da qualche giorno, con l’assistenza di due badanti. I nipoti, figli della sorella deceduta, hanno deciso di ricoverarla in una struttura protetta. Mi sono subito mostrata contraria a questa scelta, poiché togliere una signora così anziana dall’ambiente in cui ha sempre vissuto, significa sradicare le sue radici, probabilmente portarla ad un punto di non ritorno. Eppure, viste le scelte dei familiari, io non posso che accettare questa loro decisione e darmi da fare affinchè il trasferimento presso la casa di riposo avvenga al più presto.

Non entro nel merito delle motivazioni che hanno spinto i familiari a optare per questa scelta, fino ad essere irremovibili, non spetta a me dare giudizi. Tuttavia, posso e voglio dire che essere un Amministratore di sostegno non è facile.

Un ADS non è il badante del beneficiario, un ADS non può e non deve farsi coinvolgere emotivamente dalla vicenda personale dei suoi assistiti.

Malgrado questo, è impossibile rimanere impassibili di fronte alle vicende umane del beneficiario.

Il primo passo dell’ADS è quello di avvicinare ai fini collaborativi i familiari del beneficiario: questo è fondamentale, perché devono essere coinvolti in prima persona nelle scelte più adeguate per il beneficiario. Non si può pensare che, una volta nominato l’ADS, si abbandona il beneficiario nelle mani di quest’ultimo; anzi, è necessario rapportarsi costantemente per compiere le scelte più giuste e favorevoli per l’interessato.

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E se vi è distacco o mancanza di collaborazione con la famiglia, l’ADS deve relazionare in tal senso al Giudice, convocando i familiari reticenti per esporre le problematiche esistenti.

Successivamente, è necessario incontrare il beneficiario possibilmente nel suo ambiente, per capire in che condizioni vive, da chi è effettivamente assistito, come trascorre il suo tempo, di cosa ha bisogno.

In seguito, si passa all’aspetto economico: è necessario valutare le sostanze di cui può godere di qualsiasi genere (stipendi, pensioni, immobili, affitti), al fine di gestirle nella maniera migliore possibile e, soprattutto, più proficua per l’interessato.

Quindi, si scelgono le modalità di assistenza più adeguate per l’interessato (badanti, familiari, ricovero in strutture protette, assistenza domiciliare con la compartecipazione del Comune di residenza). Il tutto nell’esclusivo interesse di chi si trova in situazione di difficoltà.

E’ difficile svolgere quest’attività, bisogna necessariamente unire cervello e cuore.

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