Residenze sanitarie assistenziali: se non esistessero più?

Le residenze sanitarie assistenziali, comunemente note come rsa, sono state introdotte in Italia a metà degli anni novanta. Sono strutture non ospedaliere ma comunque a impronta sanitaria che ospitano, per un periodo variabile da poche settimane al tempo indeterminato, persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti e di un’articolata assistenza sanitaria.

Si differenziano dalle strutture riabilitative per la minore intensità delle cure sanitarie e per i tempi più prolungati di permanenza degli assistiti, che in relazione al loro stato psico-fisico possono in alcuni casi trovare nella stessa anche “ospitalità perma­nente”.

Rappresentano un importantissimo punto di riferimento per chi si occupa di persone fragili e, spesso, ultimo baluardo per un Amministratore di sostegno che deve risolvere problematiche urgenti di assistenza dei beneficiari affidatigli. In questi giorni, non si ferma la protesta dei gestori e dei lavoratori delle residenze sanitarie assistite e dei centri diurni pugliesi che attendono da settimane un incontro con il presidente della Regione Michele Emiliano e con i dirigenti del settore Sanità.

In vista potrebbe esserci addirittura il rischio chiusura. “Abbiamo protocollato in Regione – dichiara in un intervento il presidente della Federazione medie e piccole imprese Alessandro Saracinola richiesta di un incontro da tenersi con urgenza il 4 agosto, se il presidente non risponderà saremo costretti a indire il venerdì successivo, 7 agosto, una nuova manifestazione, alla quale aderirà anche l’Associazione generale cooperative italiane (Agci) (si è regolarmente tenuta)». Secondo Saracino: «Residenze e centri» rischiano di «chiudere e non poter assistere gli utenti».

Secondo i rappresentanti delle strutture sanitarie: “La Regione continua a ignorare i problemi di decine di strutture e di circa 1000 lavoratori, un comportamento che sta trascinando le imprese del settore sociosanitario verso un inevitabile tracollo». Le Rsa e i Centri diurni della Puglia (che hanno già protestato consegnando simbolicamente le chiavi delle strutture sotto la Regione lo scorso 8 luglio) sono oramai allo stremo – si legge in una nota stampa – stritolati tra la crisi economica Covid, che, tra l’altro, ha introdotto obblighi onerosi per le strutture non indennizzati dalla Regione, e i ritardi lungaggini e a volte inadempienze burocratiche e politiche.

Presto le strutture non saranno più disponibili a prestare assistenza alle condizioni economiche cui sono state costrette dalla Regione», avverte il presidente di Fmpi Puglia Saracino. “La mancanza di riscontri da parte dell’Ente – sottolinea ancora Saracino – ha portato a uno stato di confusione e agitazione tutto il settore sociosanitario. Da un lato, infatti, i ritardi nell’attuazione dei regolamenti regionali 4 e 5 del 2019 con la mancata ricognizione delle strutture operanti e autorizzate e l’esclusione delle residenze socio-sanitarie che avevano presentato istanza di conversione in residenze sanitarie rende impossibile una seria rideterminazione delle tariffe, dall’altro i costi di gestione dell’emergenza Covid stanno ricadendo in modo drammatico sulle imprese, che così si vedono traghettate verso un inevitabile tracollo finanziario. Nello specifico, nella fase 1 la Regione non ha supportato le strutture sociosanitarie, nella fase due ha imposto nuovi requisiti organizzativi senza prevedere un adeguamento delle tariffe”.

La Regione – conclude Alessandro Saracino – ha inoltre cambiato “in corsa” quanto previsto per l’adeguamento ai nuovi requisiti, senza aver tuttavia modificato le relative tariffe. Ciò è ancora più rilevante se si considera che tali misure dovranno rimanere efficaci fino a che il virus non sarà debellato o fino a che la popolazione non sia vaccinata in massa. Eventi che, a essere ottimisti, non si verificheranno fino a metà del 2021. In assenza di un indispensabile adeguamento delle tariffe, le strutture rappresentate dalla Federazione medie e piccole imprese sarebbero costrette in tempi brevi alla sospensione delle attività con conseguente interruzione degli attuali rapporti lavorativi in essere e affidamento di tutti i loro lavoratori agli ammortizzatori sociali previsti”.

La protesta in questione è di particolare importanza se si tiene conto di quanto è stato fatto dalle strutture in questione durante il periodo del Covid: hanno fornito assistenza a persone che, all’esterno, sarebbero state completamente abbandonate, spesso mettendo repentaglio la salute di chi presta la propria attività. Non posso dimenticare che , in una struttura dove è ricoverata una beneficiaria a me affidata, il proprietario con alcuni infermieri ed altri assistenti hanno preferito vivere 24 ore su 24 nei giorni più drammatici del Covid al fine di prestare la migliore assistenza a coloro che erano ricoverati. Molto è stato detto sull’opera di questo tipo di strutture, sono state sotto l’occhio del ciclone perché ci sono state innumerevoli morti sospette durante la pandemia, dovute al ricovero nelle strutture di malati di Covid 19. Tuttavia, nella mia attività io non posso non ricordare cosa significhi l’opera meritoria di queste strutture che operano per i più fragili e, spesso, li salvano da situazioni di assoluto disagio e difficoltà: una beneficiaria a me affidata, sola, senza parenti che se ne prendessero cura, ha scelto di vivere lì per 30 anni.

Una storia sicuramente triste, ma pensiamo a quante possibilità di una vita dignitosa le sono state assicurate in questo luogo, dove ha stretto amicizia con tutti, dagli assistenti, agli infermieri, agli altri ospiti. Spesso è necessario fare anche questo tipo di scelte per vivere meglio. Ecco perché in una società come quella odierna il concetto di famiglia di un tempo non esiste più, perché la famiglia è il luogo ove ti è permesso di vivere con dignità. Mi auguro davvero che la protesta di queste strutture così importanti non rimanga inascoltata e vengono forniti gli aiuti necessari per proseguire al meglio nelle attività.

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