Amministrazione di sostegno e tutela delle donne

Nella mia esperienza di Amministratrice di sostegno, ho avuto modo di confrontarmi con esperienze di vita di numerose donne che vivevano in situazioni di difficoltà assai diversificate. Spesso, peraltro, al centro di controversie di natura economica.

L’amministrazione di sostegno è un istituto che può fornire un supporto notevole a chi si trova anche un periodo di incertezza e di incapacità a sostenere gli innumerevoli problemi che possiamo avere nel corso della nostra esistenza. E’ lo strumento che “accompagna e non prevarica, ascolta e non impone”. Ciò non è valido solo per la persona anziana o in condizioni economiche di difficoltà, ma anche per altri tipi di situazioni che possono vedere la donna coinvolta (a questo posso aggiungere che le esperienze che mi sono capitate riguardano al 90 % storie di donne).

Quasi sempre si è trattato di situazioni che hanno visto la donna al centro di contrasti di natura economica, specie all’interno del nucleo familiare. Mi viene in mente il caso della signora ultracinquantenne, assai benestante, la cui relazione con un muratore ha fatto infuriare i parenti più stretti, i quali si sono rivolti a me, al fine di chiedere consiglio su come comportarsi in questa situazione. Parenti desiderosi di dimostrare l’incapacità della congiunta a gestire il proprio patrimonio e che lo stesso sarebbe stato messo in pericolo con l’eventuale entrata in famiglia del nuovo fidanzato. Ebbene, la difficoltà per un professionista del settore è quella di andare al di là degli stati d’animo accesi e cercare una situazione di compromesso, che consenta alla signora interessata di poter continuare a vivere in maniera libera i propri sentimenti e tuteli anche gli interessi dei figli e dei nipoti, in caso di gestione poco oculata del patrimonio. Li ho assistiti in Tribunale, ma il Giudice, almeno fin ora, non ha ritenuto di nominare un amministratore di sostegno, valutando la signora come capace di gestire il proprio patrimonio in maniera adeguata. La situazione, evidentemente, può essere in continua evoluzione.

Da non dimenticare altri casi importanti in materia che hanno interessato i Giudici tutelari: quello del titolare della casa di riposo che cerca di ingerirsi nel patrimonio della beneficiaria accolta presso la struttura. La signora è sufficientemente lucida mentalmente, ma incapace di deambulare autonomamente; il caso del locatario che, approfittando della ridotta capacità di discernimento della anziana signora, riesce a convincerla a regalargli l’appartamento in cambio di piccoli, inutili regali; la madre separata, che, per aiutare il figlio tossicodipendente, gli consegna la quasi totalità della su pensione; la donna maltrattata dal convivente che si fa consegnare mensilmente rilevanti somme che vengono utilizzate per investimenti azzardati o per scommesse.

Tutti casi, purtroppo, di vita reale, che hanno visto la nomina di un Amministratore di sostegno anche solo per un periodo di vita di queste per “rientrare in carreggiata”.

Un ultimo caso, voglio ricordare che ci fa capire quanto è vasto il campo di intervento dell’Amministratore di sostegno: una giovane donna di nazionalità cinese che viveva in Italia nel 2004 ha partorito una bambina. Durante il parto, si verifica un’ischemia con esiti invalidanti permanenti. La donna è abbandonata dal compagno e affidata dai servizi sociali. Non soddisfatta del lor intervento, la donna, parzialmente ripresasi affida la sua bimba ai vicini di casa, persone di cui si fida e che le consentono di stare vicino alla neonata. I servizi sociali, tuttavia, non condividono questa soluzione a aprono la procedura di adottabilità che si conclude nel 2010 con l’adozione della bimba. Il curatore della minore aveva chiesto che fosse disposta l’adozione cd. “mite”, in modo da salvaguardare il rapporto con la madre, ma la domanda è stata respinta. Ebbene, anche in questo caso si poteva fare di più. La presenza di un amministratore di sostegno avrebbe potuto svolgere un ruolo di coordinamento importante fino a che la madre non fosse stata pronta a riprendere gradualmente i rapporti con la figlia.

Non bisogna mai avere paura di chiedere aiuto e soprattutto mai pensare che una situazione non possa essere gestibile, perché qualsiasi situazione di difficoltà, se analizzata nei dettagli, ha una soluzione.

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