Amministrazione di sostegno: gestire i rapporti dopo il decesso del beneficiario

La legge n. 6 del 2004, istitutiva dell’amministrazione di sostegno, ha previsto i casi di revoca dell’amministrazione di sostegno. Tutti i soggetti legittimati a promuovere l’amministrazione di sostegno, qualora ravvisino il venir meno dei presupposti che hanno determinato l’accoglimento della domanda, possono chiedere al Giudice Tutelare di provvedere con decreto, assunte le necessarie informazioni, a revocare l’amministrazione di sostegno.

Si pensi al caso della persona in coma: al suo risveglio potrà adire in tempi brevissimi il Giudice Tutelare per chiedere che l’AdS gli venga revocata, essendo venuti meno i presupposti per lo svolgimento delle attività di assistenza. Lo stesso Giudice Tutelare, che si renda conto del fatto che la misura di protezione è divenuta inidonea alla fattispecie, può dichiarare d’ufficio la cessazione dell’amministrazione di sostegno. Con la cessazione delle funzioni del professionista, questi ha il compito di consegnare i beni all’interessato che, in questo modo rientra la completa ed autonoma gestione degli stessi e presentare del rendiconto finale nel termine ordinatorio di due mesi, con la richiesta, tenuto conto delle condizioni economiche del beneficiario della liquidazione di un’indennità per l’attività svolta.

Con il decesso del beneficiario, l’Amministratore di sostegno vede cessare i propri poteri e cessa il proprio ruolo, richiamando l’articolo 1 del codice civile che parla di capacità giuridica intesa come l’attitudine di un soggetto ad essere titolare di diritti e doveri o più in generale di situazioni giuridiche soggettive, capacità che nasce con la nascita e muore con la morte. E’importante, però, fare riferimento ad esempi pratici che ci permettano di capire cosa effettivamente può accadere. L’esempio permette a chiunque di poter valutare se si trova a vivere una situazione di vita simile o abbia a che fare con qualcuno nella propria famiglia che si trovi in difficoltà, in modo tale da potersi rivolgere ad un professionista esperto nella materia.

Fattispecie 1

Alla novantenne signora Maria, senza una famiglia, con  gravi problemi nella gestione del patrimonio (per assicurarsi compagnia ha disposto in favore di estranei legati o “fette” del suo cospicuo asse ereditario) viene nominato dal Giudice tutelare un amministratore di sostegno, che la assista non solo per gli aspetti economici, ma anche cerchi di mettere in luce quali azioni siano controproducenti per la vita della stessa. Maria è proprietaria di tre appartamenti ed intestataria di due conti correnti. A seguito di un’ischemia cerebrale viene ricoverata in Ospedale ove si accerta che, da lì a poche ore, sarebbe certamente intervenuto il decesso della beneficiaria.

Contattati i lontani parenti l’amministratore di sostegno chiede ed ottiene l’autorizzazione del Giudice Tutelare al ri-trasferimento dell’anziana nella casa di riposo dove aveva vissuto fino ad allora, dove operatori, medici ed assistenti l’avevano in cura da due anni. Insomma, l’amministratore di sostegno ha ottenuto ’autorizzazione di un Giudice Tutelare particolarmente illuminato, a permettere alla beneficiaria di spirare in un ambiente un po’ più familiare. Purtroppo, Maria è deceduta proprio in ospedale, pochi istanti prima dell’arrivo dell’ambulanza che l’avrebbe ricondotta a “casa sua”. Ecco allora che a norma della norma (il 385 appunto), l’amministratore di sostegno diligente avrebbe dovuto fare la consegna dei beni e mettersi al lavoro per preparare il rendiconto finale. La realtà, invece, è ben diversa, perché, nella correttezza dei rapporti umani, ben può assicurare a chi gli è stato affidato assicurare una degna sepoltura e gestire le ultime incombenze, di comune accordo con la famiglia, se quest’ultima esiste ed è collaborativa (cosa che spesso non accade).

Fattispecie 2

Il signor Luigi è affetto da un demenza senile che all’età di 97 anni lo costringe in casa di riposo. La condizione psichica e cognitiva impone l’affiancamento di un amministratore di sostegno che operi con poteri di esclusiva rappresentanza. E’ opportuno informare Luigi, ricoverato in una casa di riposo, del fatto che l’AdS è stato incaricato di sgomberare casa sua? Una “casa popolare” al terzo piano senza ascensore inadatta ad accoglierlo nuovamente.

Purtroppo, Mario si spegne pochi mesi dopo la nomina e lascia l’amministratore di sostegno con le chiavi dell’appartamento in mano. Tutto è vuoto. Si devono ancora sigillare i contatori e provvedere al recesso dai contratti di fornitura. C’è una nuova famiglia assegnataria dell’alloggio, prima in graduatoria. Secondo la legge, l’Amministratore di sostegno deve consegnare le chiavi dell’immobile in cancelleria, lasciare aperti i contatori, astenersi dall’operare sui conti intestati al beneficiario e presentare il conto finale nel termine di due mesi.

Di fronte a casi come questi, e ce ne sono migliaia di simili, i più svariati, con la morte del beneficiario i poteri dell’amministratore di sostegno possono prolungarsi fino a risolvere situazioni sospese del beneficiario. Questo perché il ruolo di questo professionista molto spesso è svolto in coscienza, non in base alla fredda applicazione normativa. Di conseguenza, l’istituto di credito – che fino alla notizia della morte del correntista può non operare alcun blocco sui risparmi – anche dopo l’ufficiosa od ufficiale notizia, potrà ancora permettere all’Amministratore di sostegno di operare sul conto del defunto fino al ricevimento del decreto di chiusura della misura cautelare. I Giudici Tutelari,  fino ad oggi hanno mantenuto un chiaro orientamento sul punto: onde scongiurare gli effetti dannosi dovuti ad incuria, o tardiva cura, degli interessi dei beneficiari defunti, ed onde evitare di appesantire il carico del Tribunale con aperture di curatele di eredità giacente, hanno sempre ritenuto opportuno autorizzare (in via preventiva o in sede di ratifica) il pagamento da parte dell’Amministratore di sostegno delle spese urgenti con operazioni su conti e depositi intestati al defunto. In particolare, i Giudici Tutelari autorizzano quasi sempre il pagamento degli oneri funerari ed il compimento di quegli atti ingiustificatamente ritardabili che non comportavano oneri economici. Mentre, nel solo caso in cui il patrimonio risultasse sufficientemente capiente, hanno altresì autorizzato il pagamento degli ulteriori debiti certi, liquidi ed esigibili.

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