Amministrazione di sostegno: un caso in cui la richiedono i medici

Ti voglio parlare di un caso concreto in ambito di amministrazione di sostegno che si è verificato a Bari, in particolare vede protagonisti alcuni medici del Policlinico. Nella fattispecie, gli stessi sono stati costretti a presentare al Tribunale di Bari un’istanza per la nomina di un amministratore di sostegno per una paziente che necessitava di cure particolarmente invasive e che aveva già più volte rifiutato.

Il giudice del Tribunale nomina un avvocato quale amministratore di sostegno, con competenze esclusivamente legate a prestare il consenso per le cure necessarie che sono indicate in maniera specifica.

L’amministratore si reca, quindi, presso l’ospedale al fine di prendere contatti con i medici del reparto ove è ricoverata la beneficiaria, di cui va detto, non si sa nulla, non si conosce la storia, non si sa dove ha vissuto, non si sa se ha delle sostanze economiche di cui può usufruire.

Leggi l’articolo su un altro caso concreto in ambito sanitario di amministrazione di sostegno.

Una volta in ospedale, l’amministratore di sostegno apprende che non è necessario prestare il consenso informato poiché le terapie sono state effettuate. Tuttavia, essendo necessario liberare il posto letto occupato dalla paziente, insistono con l’amministratore di sostegno affinché si occupi della gestione delle dimissioni dell’interessata, nonché della sua collocazione presso una struttura protetta.

L’amministratore di sostegno, tuttavia, manifesta la propria impossibilità a compiere questi ulteriori atti, poiché non ha mai ricevuto dal giudice questi poteri, insistendo con la Direzione sanitaria affinché si specifichi meglio la richiesta effettuata al giudice.

Questa circostanza deve farci comprendere che il ruolo dell’amministratore di sostegno è di particolare importanza e delicatezza, i suoi poteri nell’istanza di nomina che si va a presentare al giudice devono essere ben dettagliati e specifici, perché possa operare con la massima tranquillità.

Non si può inoltrare una tipologia di richiesta per poi richiedere interventi diversi come nel caso innanzi esposto. Bisogna operare nel modo corretto, dando la dovuta importanza a chi opera al servizio degli altri, facendosi assistere sempre da professionisti competenti.

L’argomento dei poteri dell’amministratore di sostegno in materia di consenso informato per le cure mediche in favore del beneficiario è ancora un problema irrisolto.

Va ricordato che il consenso informato rappresenta una forma di autorizzazione del paziente a ricevere un qualunque trattamento sanitario, medico o infermieristico, previa la necessaria informazione sul caso, da parte del medico proponente: in sostanza, il malato ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute e la propria malattia, potendo chiedere al medico ogni informazione ritenuta pertinente e chiarificatrice, sicché avrà poi la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi a una determinata terapia o esame diagnostico. Nel caso vi sia la presenza dell’amministratore di sostegno, spetterà a quest’ultimo prendere le decisioni più opportune nell’interesse del beneficiario dietro suggerimento medico. Ciò in ottemperanza dell’art. 32 della Costituzione il quale sancisce che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge.

Leggi l’articolo sui beneficiari dell’amministrazione di sostegno.

Quanto alla forma, il consenso deve essere scritto nei casi in cui l’esame clinico o la terapia medica, possano comportare gravi conseguenze per la salute e l’incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il medico ha l’obbligo di non eseguire, o di interrompere, l’esame clinico o la terapia in questione.

Il consenso scritto è anche obbligatorio per legge quando si dona o si riceve sangue, si partecipa alla sperimentazione di un farmaco o negli accertamenti di un’infezione da HIV, si è sottoposti ad anestesia, trapianto di rene tra viventi, interruzione volontaria della gravidanza, rettificazione in materia di attribuzione di sesso e nella procreazione medicalmente assistita.

Negli altri casi, soprattutto quando è consolidato il rapporto di fiducia tra il medico e l’ammalato, il consenso può essere solo verbale, ma deve essere espresso direttamente al medico.  In ogni caso, il consenso informato espresso dal malato deve essere attuale, deve cioè riguardare una situazione presente e non una futura (una diversa regolamentazione è ovviamente attendibile, ove e quando dovessero essere finalmente riconosciuti i testamenti biologici).

Le eccezioni all’obbligo del consenso informato, sono rinvenibili nei casi in cui: 

  1. la persona malata ha espresso esplicitamente la volontà di non essere informata;
  2. le condizioni della persona siano talmente gravi e pericolose per la sua vita da richiedere un immediato intervento di necessità e urgenza indispensabile. In questi casi si parla di consenso presunto;
  3. il paziente sia sottoposto a cure di routinee quindi sia consolidata l’informazione ed il relativo consenso.

Tutte queste precisazioni (e molte altre saranno specificate in successivi articoli di questo blog in materia) ci fanno comprendere quanto sia importante il potere del consenso informato concesso all’amministratore di sostegno, che deve essere messo nelle condizioni di poterlo concedere in maniera assolutamente consapevole.

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