Amministrazione di sostegno: è possibile obbligare il beneficiario al ricovero in una struttura?

La competenza di un Amministratore di sostegno non è esclusivamente finalizzata alla gestione del patrimonio dell’interessato, ma deve anche saper compiere le scelte migliori per l’interesse anche della salute del beneficiario.

E’ molto difficile saper decidere se è il caso o meno di procedere ad un ricovero dell’amministrato, perché spesso ci troviamo di fronte a persone anziane che verrebbero sottratte dal proprio mondo e costrette ad abituarsi a qualcosa di completamente diverso.

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La domanda è: può l’interessato essere costretto al ricovero in caso di mancanza di alternative?

Va evidenziato che il ricovero in struttura trova sovente una contribuzione integrativa a carico dei Comuni a sostegno della retta posta a carico dell’ospite, quindi il ricovero può essere necessario quando ci si trovi di fronte a problemi economici del beneficiario.

Due le possibili esigenze di ricovero:

1) in struttura Polifunzionale;

2) in una RSA o Struttura Residenziale Protetta.

La prima situazione prevede il ricovero di persone che non hanno un’esigenza assistenziale prevalentemente a carattere sanitario; la RSA o la Struttura protetta invece presuppongono una non autosufficienza di grado moderato grave, tali comunque da consentire di prescindere dal dato squisitamente sociale che induce alla scelta del ricovero (anziano privo di adeguata rete sociale di protezione).

Se appare evidente il dato letterale dell’art. 32 della Costituzione il quale prevede che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge”, bisogna evidentemente comprendere quando, in presenza di esigenze di tutela della salute, si dovrebbe poter permettere all’amministratore di sostegno di ricoverare in struttura (a questo punto RSA o Protetta) il beneficiario incapace, per malattia fisica o psichica.

In questo caso, la mente corre alla legge n.180 del 1978 che regola, fra gli altri, i trattamenti sanitari a carattere obbligatorio perfettamente rispettosa di quanto previsto dall’art.32 della Costituzione.

Tuttavia, non si può tacere che gli interventi coercitivi in campo sanitario producono effetti devastanti su chi li subisce. La coercizione e la limitazione della libertà sono sempre qualcosa di terribile per l’essere umano. Ecco perché, bisogna in ogni caso trovare soluzioni alternative e, probabilmente, anche per un Amministratore di sostegno non si può pensare che vi sia la possibilità di poter prestare il consenso a un ricovero coatto.

L’orientamento di un amministratore di sostegno deve essere finalizzato a trovare soluzioni alternative al ricovero coatto, con il confronto con le famiglie, con gli assistenti sociali e con le istituzioni. Non ci si improvvisa amministratori di sostegno, ma è sempre necessario rivolgersi a professionisti preparati e competenti che sappiano comprendere le esigenze del singolo, reale protagonista.

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