Sindrome di Down: facciamo il punto per la Giornata Mondiale

Il 21 marzo è anche la Giornata Mondiale sulla sindrome di Down. L’imperativo di oggi è quello di permettere a chi è affetto da questa sindrome di avere una vita “ordinaria”, obiettivo che ad oggi è ancora lontano dalla completa realizzazione.

Andare a scuola, praticare uno sport, uscire con gli amici, trovare un lavoro, vivere in autonomia una volta diventati adulti spesso non sono attività realizzabili a pienoCi sono ancora troppi bambini e ragazzi che non hanno la possibilità di ricevere a scuola giusti supporti e sostegni inclusivi e troppe situazioni in cui dopo la scuola sparisce qualsiasi opportunità.

Leggi l’articolo sui beneficiari dell’amministrazione di sostegno.

L’accesso al lavoro con inquadramenti e contratti adeguati resta un’opportunità per pochi, con enormi differenze tra Nord e Sud del Paese e tra grandi città e piccoli centri. Anche vivere una relazione sentimentale, costruire una vita indipendente e avere una propria casa – che pure sono diritti fondamentali – restano ancora troppo spesso diritti negati a causa di supporti inadeguati, di pregiudizi sociali e di basse aspettative.

La parola d’ordine è oggi “inclusione”, a cominciare già dal lessico utilizzato nei confronti di queste persone. Può far male quanto non considerarli parte della società l’uso improprio di termini o aggettivi con cui spesso vengono definiti.

Cura, attenzione e comprensione per coloro che hanno la Sindrome di Down.

E soprattutto aiuto per le famiglie che molto spesso si vedono completamente sole ad affrontare una difficoltà così importante: supporto sociale, medico, ma anche legale per pensare al futuro di queste persone.

Un Avvocato di estrema fiducia più essere di aiuto per risolvere le problematiche più importanti connesse al futuro di coloro che sono portatori di questa sindrome.

Ci vogliono caratteristiche particolari per questo tipo di assistenza: non si può essere un tuttologo, perché la persona fragile ha bisogno di competenze specifiche e di essere tutelata a 360 gradi. E poi, a questo, mai come nelle circostanze in questione, ci vuole cuore, sentimento, capacità di ascolto.

Tutto questo perché chi è colpito dalla sindrome di down non sia mai ghettizzato, ma possa condurre la migliore vita in sicurezza.

Molti passi in avanti sono stati fatti in questi anni, le conquiste realizzate e la spinta al cambiamento culturale promossi dalle persone con sindrome di Down dimostrano che siamo nella giusta direzione, ma molto è ancora da fare, così l’impegno è ancora molto duro, soprattutto in appoggio alle famiglie. La diversità può aiutare a trovare idee migliori, a creare ambienti di lavoro migliori, e quindi una società migliore. Il down sono portatori sani di affetto, che meritano di avere le stesse occasioni di tutta l’umanità e di poterle vivere appieno.

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