Testamento e donazione di un beneficiario di amministrazione di sostegno

Fare testamento così come donare i propri beni costituisce una delle espressioni fondamentali della persona, in quanto, mediante tali atti, dispone dei propri beni in vita o per il successivo tempo della stessa. Va precisato che il beneficiario non è incapace di agire e non è incapace di disporre per testamento.

Questa regola generale può essere modificata dal Giudice tutelare quando ci si renda conto che il beneficiario non abbia capacità cognitiva o, fatto ancora più grave, vi sia la prova di violenza, dolo o errore che abbiano spinto il soggetto interessato a disporre in un certo modo delle proprie sostanze.

Quindi, ancora una volta la regola generale, dev’essere adattata al caso concreto, con l’intervento del giudice assistito dall’amministratore di sostegno che deve mettere in evidenza eventuali ipotesi di mancato esercizio da parte del beneficiario della propria volontà in maniera libera e serena. Stesso discorso per la donazione, anche se in questo caso servirà un maggior controllo delle azioni del beneficiario, poiché lo stesso dispone dei propri beni quando è ancora in vita. Ci sono molti casi di donazioni, infatti, in cui la volontà del beneficiario finisce per arrecare un danno allo stesso. Sto parlando di casi realmente accaduti, ad esempio la vicenda della signora di una certa età che dona parte dei propri quadri e oggetti di valore suo collaboratore. Oppure gli innumerevoli casi in cui sono i familiari che convincono la persona fragile a donare beni in loro favore, impoverendone senza effettiva necessità il patrimonio). Proprio in queste circostanze emerge l’importanza della figura dell’amministratore di sostegno: la gestione oculata delle spese e le scelte da concordare con il beneficiario sono di grande importanza. Non si tratta di un controllo ma di protezione che sia adeguata in ogni circostanza.

La volontà di mantenere intatti i desiderata del beneficiario, risulta particolarmente evidente dall’esame di un decreto del Giudice tutelare di Varese del 2012. Un uomo invalido dal SLA e posto in respirazione meccanica viene supportato dalla sorella che è stata nominata sua amministratrice di sostegno. Quest’uomo è totalmente privo di autonomia, ma possiede le piene facoltà cognitive. Comunica con un puntatore oculare. Per il testamento, manifesta le proprie volontà con l’uso del puntatore, ma non può sottoscrivere l’atto. Ciò comporta che il testamento non abbia validità legale, proprio perché manca la firma dell’interessato. La sorella amministratrice di sostegno chiede al giudice di essere autorizzata a sostituire il beneficiario allo scopo di presentare il testamento in sua vece. Il giudice accoglie la domanda della signora, indicando quali formalità dovranno essere rispettate  nella redazione del testamento. Nel provvedimento, inoltre, vengono chiarite le motivazioni in merito alla propria decisione: innanzitutto, si sostiene che comunicare le proprie volontà è un diritto della persona anche questa è disabile o inferma. Inoltre. Anche se la persona interessata è disabile, dovranno essere approntati dei meccanismi di sostituzione giuridica attraverso i quali il rappresentante dell’interessato possa raccogliere le volontà del titolare del diritto. Non possono, cioè, e non devono esistere limitazioni di sorta. Un grande passo in avanti per assicurare il rispetto dei fragili.

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