Amministratore di sostegno: come accompagnare nelle scelte sanitarie del beneficiario

Un amministratore di sostegno deve saper accompagnare il beneficiario nelle decisioni che riguardano le scelte sanitarie. Si, perché non si tratta di interdetto quindi incapace di intendere o volere, l’interessato può scegliere liberamente se sottoporsi, ad esempio, a cure mediche oppure no.

Uno dei compiti fondamentali che può essere affidato ad un amministratore di sostegno riguarda le scelte sanitarie più opportune per il beneficiario che gli viene affidato. Non dobbiamo mai dimenticare che chi gode di questa misura di protezione non è interdetto, vale a dire non è incapace di intendere e di volere. Per questo motivo, può scegliere liberamente se sottoporsi o meno alle cure mediche che gli vengono prescritte, così come ognuno di noi normalmente può fare.

Sento troppo spesso frasi del tipo “…non capisce niente, non capisce cosa gli dice il medico…” ebbene non è assolutamente questo il modo di approcciarsi con un beneficiario. Serve comprensione, capire a fondo se le scelte che compie sono effettivamente le migliori per il proprio benessere. A questo proposito, voglio ricordare un provvedimento della Corte di Cassazione del 2019 sul delicato tema delle trasfusioni.

Una signora chiedeva al Tribunale di Savona di essere nominata amministratrice di sostegno per il marito, dopo che era già stata designata tale dallo stesso in una scrittura privata autenticata.

Il Giudice non ritiene di dover accogliere questa richiesta perché valuta il marito pienamente in grado di compiere le sue scelte in maniera autonoma. Dopo un rigetto della richiesta da parte della Corte di Appello, la signora chiede l’intervento della Corte di Cassazione che sul punto si esprime molto chiaramente, sostenendo che l’applicazione dell’amministrazione di sostegno presuppone la sussistenza di una ipotesi nella quale una persona sia priva, in tutto o in parte, di autonomia, non solo a cagione di una infermità di mente, ma anche per una qualsiasi altra «infermità» o «menomazione fisica», anche parziale o temporanea, che lo ponga nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi.

Nel caso concreto, non si è considerata la gravissima patologia della quale il beneficiario era portatore (MAV- malformazione artero-venosa) che – come si desume dalle diverse certificazioni mediche esibite – comportano emorragie continue, con conseguente «instaurarsi di shock emorragico con rapida perdita della coscienza e compromissione delle funzioni vitali», e con gravi difficoltà nell’eloquio; tanto che, stando alle predette certificazioni, il medesimo si esprime – e non sempre ci riesce – esclusivamente mediante computer. Da tali certificazioni si evince, altresì, che l’interessato è ben consapevole del rischio di morte che corre in caso di shock emorragico violento, e che – essendo testimone di Geova fin dal 1982 – nell’evenienza tali crisi, in special modo se sedato, non potrebbe in alcun modo manifestare il proprio dissenso alla terapia trasfusionale.

Per i Giudici della Cassazione è stata inevitabile la nomina di un amministratore di sostegno che potesse manifestare in maniera chiara la volontà della persona malata a pronunciare la sua contrarietà per motivi religiosi alle trasfusioni.

E nessun dubbio poteva esserci su chi dovesse svolgere questa funzione: la moglie, che era stata scelta addirittura prima della malattia dal beneficiario. Nel caso concreto la scelta del soggetto è collegata alle direttive espresse con la suddetta scrittura privata autenticata redatta in ordine alla negazione del consenso ai trattamenti medici futuri fondati sulle trasfusioni di sangue, negazione che ha costituito la ragione fondante dell’istanza stessa di apertura dell’amministrazione di sostegno e risulta ad essa strettamente ed inscindibilmente legata.

Questo è un passaggio importante, da non dimenticare: l’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato in previsione della propria eventuale futura incapacità. In qualsiasi momento della propria vita, quindi, con l’assistenza di soggetti professionalmente competenti, colui o colei che vogliono assicurarsi un sostegno eventuale nel futuro, potranno scegliere il proprio amministratore di sostegno. E questi, potrà essere chiunque sia persona di fiducia dell’interessato, un parente, un amico, il vicino di casa con cui ci si incontra ogni giorno, un collega di lavoro, un avvocato….chiunque sia persona di fiducia vera e che possa assumere un incarico così gravoso. Solo in questo modo, potrà essere assicurata la scelta delle terapie migliori per l’interessato, ma anche la sua facoltà di rifiutare delle terapie non ritenute necessarie o contrarie alle proprie idee personali.

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