Amministratore di sostegno: possono essercene più di uno?

Il caso che voglio raccontarti oggi mi permette di rispondere ad una domanda lecita e frequente: per un solo beneficiario possono esserci più amministratori di sostegno? Pur, come è ovvio che sia, con mansioni ben definite e soprattutto distinte.

Veniamo al fatto. La beneficiaria è affetta da “epilessia mioclonica con ritardo mentale medio”. Comunica con l’esterno in maniera molto disturbata, pur riuscendo ad avere ancora una relazione con gli altri seppur con grandi difficoltà. Percepisce la pensione di invalidità che le viene accreditata su un conto corrente personale, essendo evidentemente impossibilitata a riceverla in qualsiasi altro modo.

Ad un certo punto, tuttavia, qualcosa cambia nella sua vita, i genitori decidono di divorziare e viene disposto l’affido congiunto con prevalente collocazione presso la casa del padre, con il quale va a vivere.

Nonostante la separazione, i genitori decidono di comune accordo di proporre istanza al giudice con la quale sanciscono un accordo fra loro: il padre sarebbe stato incaricato della gestione ordinaria del patrimonio della figlia e alla madre, invece, sarebbe stata affidata la cura personale della giovane. In casi di necessità, poi, entrambi si sarebbero occupati della gestione straordinaria delle necessità della beneficiaria.

Questo episodio ci permette di ragionare sull’idea se l’Amministratore di sostegno debba necessariamente lavorare da solo o possa condividere determinati aspetti con una persona diversa, sempre di fiducia del beneficiario, ma che, magari, sia più addentrata nelle vicende dell’interessato sotto determinati aspetti. E questo interrogativo vale per chiunque svolga questo tipo di attività.

Possono essere incaricati simultaneamente due soggetti distinti come amministratori di sostegno, ciascuno per attività specifiche? La risposta è no. L’orientamento dei Giudici tutelari, infatti, esclude la possibilità di nominare più di un soggetto che svolga questo tipo di attività.

Ciò appare necessario, in quanto si vuole escludere qualsiasi tipo di conflitto fra coloro che operano per il bene del soggetto debole, che deve ricevere velocemente e senza alcun limite l’assistenza necessaria a condurre la propria esistenza nella maniera più dignitosa possibile. Ecco perché il Giudice a cui i due genitori divorziati hanno proposto istanza di doppia nomina di Amministratore di sostegno ha ritenuto di non poter accogliere la domanda e, di conseguenza, ha nominato solo il padre gestore delle necessità della figlia.

La rappresentanza del beneficiario dev’essere univoca e deve essere quanto più è possibile scevra da contrasti e volontà divergenti. Questa rigidità nella scelta di colui che si occupa della persona fragile è ben comprensibile, perché sempre più spesso i rapporti fra coloro che devono prendere la decisioni più importanti per chi si trova in uno stato di bisogno sono decisamente deteriorati. E allora ben venga la scelta di una sola persona che gestisca le scelte. Questo, tuttavia, non esclude che si possa collaborare, sia nel caso in cui l’amministratore sia un familiare, sia quello in cui si tratti di una persona esterna al nucleo familiare (un avvocato, una persona di fiducia scelta per curare le necessità del beneficiario). La collaborazione è sempre importante, in quanto i contrasti non giovano in alcun modo a chi si trova a vivere in maniera già di per sé precaria.

Collaborazione fra amministratore e parenti (se è un estraneo), fra parenti, fra amministratore e servizi sociali, fra amministratore ed enti pubblici. Purtroppo questo spesso non accade e le difficoltà di un amministratore si moltiplicano (leggi il mio articolo sui rapporti tra familiari di un beneficiario), dovendo fare in modo di cercare di trovare il modo migliore per aiutare gli è stato affidato superando liti e diatribe, che in moltissime occasioni riguardano l’aspetto economico.

Nel caso dei due coniugi divorziati, trovo che sia stato un bel gesto aver proposto una soluzione condivisa al giudice per prendersi cura della figlia. Tuttavia, sento di concordare con la decisione del Giudice tutelare di affidare la rappresentanza solo ad uno dei due, al fine di evitare qualsiasi possibilità di scontro. Ciò non significa escludere la madre, che potrà essere sempre vicina alla figlia e collaborare con il padre per il raggiungimento dei risultati migliori.

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