Amministrazione di sostegno e ludopatia: la storia di Fausto

Fausto da Belluno è un uomo di 64 anni che ha conosciuto gli abissi della ludopatia e, per fortuna, dopo dieci anni che ne è fuori può raccontare la sua storia anche se è proprio lui a mettere in guardia: “Un giocatore resta sempre un giocatore, come gli alcolisti”. Dalle bugie ai tanti debiti: “Attenzione al gioco, uscire dalla dipendenza è molto complicato”.

Un uomo sposato con figli che si è visto inghiottire in un vortice che gli ha portato via tutto. Ha iniziato a giocare non pensando certamente a quali sarebbero state le conseguenze. Giocava piccole cifre alla slot machine, nelle pause di lavoro dalla sua azienda. Pian piano quelle cifre sono cresciute sempre più fino a diventare insostenibili. E’ arrivato il momento di fare debiti e di dire bugie ai suoi cari, a cominciare da moglie e figli. E’ lui stesso a rivelare: “Più perdi, più giochi pensando di recuperare”. Ma non va mai così, il banco vince sempre.

Da lì una serie di eventi a catena, i problemi in famiglia e la separazione con la moglie. In un escalation negativa è arrivato anche l’allontanamento dai figli e la perdita degli amici. Fausto è rimasto solo col suo dramma, fino a quando non ha toccato il fondo e ha deciso di chiedere aiuto. Si è ricolto ad un Ser.D., un dipartimento per le politiche antidroga. Fausto è una persona che ha avuto una forza immensa: ha accettato il suo problema e si è impegnato per curarlo. Ha avuto la lucidità necessaria per rivolgersi al Tribunale, per farsi assegnare un amministratore di sostegno. Può essere il beneficiario stesso, consapevole, del suo stato di fragilità, a chiedere a un giudice che venga affidato a un amministratore di sostegno. Nella fattispecie di Fausto, l’amministratore di sostegno gli dava 5 euro per le spese personali di un’intera settimana e a Fausto bastavano. Doveva recuperare il senso e ricordarsi l’importanza del denaro e poi, a dirla tutta, gli bastavano perché non aveva più nessuno con cui uscire, aveva perso tutti i suoi cari. Poi, dopo mesi di vicinanza e di aiuto da parte del suo amministratore, è arrivato il giorno in cui il giudice ha deciso che era arrivato il momento di revocare il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno. Questo è un altro punto importante: la funzione di amministratore di sostegno non è senza limiti temporali, questa figura deve avere anche la capacità di capire quando può considerarsi concluso il suo incarico, farne un’adeguata relazione al giudice e chiedere di revocare la sua nomina.

Quello che ho voluto raccontare è un caso emblematico, che deve fare riflettere tutti: bisogna saper riconoscere le proprie difficoltà, ammetterle e saper chiedere aiuto usufruendo di tutti gli strumenti che il nostro ordinamento ci mette a disposizione a livello sociale, in primis la figura dell’amministratore di sostegno. Sono a disposizione se vuoi saperne di più, possiamo anche sentirci con una videochiamata.

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