Amministrazione di sostegno: quando un familiare non può occuparsene

Sono sempre dell’idea che un familiare sia la persona più indicata per occuparsi di una persona che abbia bisogno di un amministratore di sostegno. Eppure, capita anche che, per un motivo o per un altro, questo non sia possibile. Ecco il caso concreto di cui voglio parlarti questa volta.

Innanzitutto, voglio chiarire che il provvedimento con cui il Giudice nomina un soggetto amministratore di sostegno può essere impugnato dallo stesso beneficiario o da chi ritenga non sia necessaria questa figura al fianco dello stesso, o perché quest’ultimo è di per sé in grado di provvedere alle proprie necessità o se, in caso di nomina di soggetto estraneo al nucleo familiare, perché esiste già una rete familiare che assiste la persona che ha bisogno di sostegno.

Il problema che oggi voglio affrontare riguarda il caso in cui la rete familiare che dovrebbe assistere il beneficiario sia carente: cioè, non è detto che essendoci moglie, figli, sorelle, fratelli, nipoti, sia necessariamente garantito il miglior sostegno al beneficiario. Così come in molte altre occasioni, ho sostenuto che il punto di partenza per garantire la migliore vita possibile al soggetto che richiede assistenza sia la famiglia, non posso che valutare l’ipotesi inversa: l’incapacità di seguire adeguatamente chi non è in grado di gestire la propria vita autonomamente. La mia riflessione parte da un provvedimento del Tribunale di Brindisi, con cui viene rigettata una richiesta di revoca della nomina di amministratore di sostegno, avvocato e, quindi, terzo alla famiglia, avanzata da una familiare del beneficiario, che si era sempre occupata dello stesso.

Quest’ultima sosteneva che il Giudice che aveva nominato l’Amministratore di sostegno non avesse tenuto in conto che lei stessa fosse perfettamente in grado di assistere il beneficiario. Inoltre, la familiare sosteneva di vivere in uno stato di indigenza, tenuto conto che la pensione della persona a lei affidata, convivente con lei, veniva utilizzata per il pagamento delle spese della residenza sanitaria assistita ove era stato ricoverato il beneficiario su decisione dell’amministratore di sostegno. Ebbene, il Giudice evidenzia che il beneficiario è affetto da una malattia fortemente invalidante, che richiede monitoraggio continuo e supervisione da parte di terzi sia dal punto di vista sanitario che assistenziale.

Era stato ricoverato dapprima in ospedale, reparto di neurologia, a causa di una grave caduta, disidratazione, scarsa alimentazione e igiene personale. Poco prima della data delle dimissioni, i medici del nosocomio invitavano la familiare a nominare un medico di medicina generale che seguisse le sorti future del paziente. Nonostante le ripetute sollecitazioni da parte del personale sanitario e degli assistenti sociali, non vi provvedeva e, al momento delle dimissioni del beneficiario dall’ospedale, dichiarava di non potersi più occupare del beneficiario per motivi propri di salute. A seguito di questo, in attesa che il beneficiario fosse riportato presso la residenza sanitaria assistita, veniva richiesta la nomina urgente di un Amministratore di sostegno, da parte dei medici e degli assistenti sociali, che veniva individuato in un Avvocato specializzato nella materia, con il compito di guidare il beneficiario nelle scelte esistenziali ed assistenziali più rilevanti, oltre che di gestire i suoi interessi economici e patrimoniali.

Il Giudice del Tribunale di Brindisi, nel rigettare la richiesta di revoca della nomina dell’Amministratore di sostegno, fa inizialmente riferimento alla legge che prevede che “…la scelta dell’Amministratore di sostegno avviene con esclusivo interesse alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario. Pertanto, è apparsa evidente l’incapacità della familiare e l’assoluta inidoneità nella gestione degli interessi di quest’ultimo”. Il Tribunale conferma che il beneficiario deve continuare a vivere in una struttura ove gli possa essere garantita un’assistenza specializzata, con la presenza di una figura di coordinamento esterno che prenda le decisioni più adeguate per la cura dell’interessato, in questo caso il già nominato Amministratore di sostegno.

Tutto questo ci permette di capire che in materia dell’amministrazione di sostegno non ci sono regole fisse, che ogni caso ha le sue peculiarità e che dev’essere esaminato in maniera analitica. Solo così si potrà continuare ad assicurare al beneficiario una vita dignitosa.

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