Amministrazione di sostegno: l’amministratore può dimettersi?

Prendo spunto da un caso concreto, come sempre, per ragionare insieme sull’amministrazione di sostegno. In questo caso, voglio raccontarti di una vicenda nella quale, per via del trasferimento del beneficiario in un’altra città, l’amministratore si è trovato a dover prendere una decisione e come si è pronunciato il giudice tutelare.

Una volontaria, su proposta dei servizi sociali, è stata nominata amministratrice di sostegno di un ragazzo appena maggiorenne, uno di quelli “un po’ così…”, non disabile conclamato, ma solo, assolutamente sprovveduto, facile preda di parenti avvoltoi che stavano vicini, perché aveva diritto a ritirare l’indennizzo da parte di un’assicurazione a seguito del decesso del padre in un incidente stradale.

La volontaria, negli anni, lo ha seguito, è stata il suo punto di riferimento, lui si è trasferito sovente non riuscendo mai a trovare una collocazione adeguata. Conseguita la patente di guida, acquistata un’auto – sempre con l’aiuto dell’Amministratrice di sostegno – il ragazzo riceveva una cifra mensile che era stata stabilita dal Giudice tutelare e con questa è riuscito a “sopravvivere” per diversi anni, finché non ha deciso di trasferirsi in un’altra città, probabilmente perché aveva conosciuto qualcuno. Aveva detto che era “per trovare lavoro”, ma non lo ha trovato; diversamente, ha incontrato sua moglie ed aspettano un bimbo. Si sono sposati e risiede col nucleo familiare nella città dove si è trasferito. Sollecita sempre più spesso l’amministratrice a mandargli del denaro perché ne ha bisogno. Questa vorrebbe assecondare le sue richieste, ma nel frattempo è cambiato il Giudice tutelare che si occupa della vicenda e quello in carica è particolarmente ostico, con tempi di attesa per un incontro assai lunghi.

In questa situazione, l’Amministratrice si è dimessa dal suo incarico, perché – giustamente – non riusciva più ad esercitare in maniera compiuta e continuativa il proprio compito, essendo il beneficiario ormai residente in un’altra città in maniera stabile, con la propria famiglia.

Il Giudice tutelare, però, non accetta le dimissioni della volontaria con il seguente provvedimento: “Visto e considerata l’assenza dell’istituto delle “dimissioni, manda all’amministratore con termine entro 30 giorni perché integri con nominativo per sostituzione”. L’Amministratrice si trova, a questo punto, in grave difficoltà, perché dovrebbe trovare il nome di una persona di fiducia nella città dove risiede il suo beneficiario, città che non conosce. E’ un caso che spesso di verifica, quando il beneficiario cambia residenza, trasferendosi addirittura in un’altra regione. La vicinanza con il beneficiario è un requisito fondamentale per il corretto e compiuto svolgimento del ruolo dell’amministratore di sostegno: ha bisogno di quotidianità per poter operare, di sapere in quale negozio il beneficiario va a far la spesa, chi sono i suoi amici, com’è organizzata la sua giornata (e questo non si può realizzare a distanza).

Sarebbe opportuno, nel caso che ci riguarda, chiedere al giudice tutelare di valutare l’opportunità/necessità di un trasferimento del procedimento al giudice tutelare presso il tribunale competente, che è quello della nuova residenza del beneficiario, depositando il certificato anagrafico del comune di nuova residenza o quello del comune di provenienza in cui risulta annotato il trasferimento. L’amministratore di sostegno può  chiedere allora di essere sostituito, o chiedere di essere sollevato dall’incarico perché divenuto eccessivamente gravoso (essendo naturale che  non possa materialmente seguire, se non al telefono,  il beneficiario, e non potendo certo ridursi il suo ruolo a quello di “bancomat”). Non sarà appropriato parlare di “dimissioni”, ma la sostanza cambia poco. Prevedere un collegamento territoriale tra il giudice tutelare e il beneficiario serve a entrambi:

Serve al giudice tutelare per valutare la situazione familiare e sociale del beneficiario, potendo il giudice convocare in ogni momento il beneficiario o i suoi familiari; serve al nuovo amministratore di sostegno per poter vedere il beneficiario, ascoltare bisogni e aspirazioni,  vagliarli sia in relazione alle esigenze di protezione sia alla nuova situazione familiare. Non è la scelta migliore decidere che sia l’Amministratore di sostegno ad indicare il proprio sostituto, anche perché,  se il fascicolo viene trasferito, come auspicabile, al Giudice tutelare competente, deve essere quest’ultimo che provvede alla nomina del nuovo professionista, dopo aver sentito personalmente beneficiario e nuova cerchia familiare. Il vecchio Amministratore dovrà piuttosto prepararsi a “passare le consegne” facendo ad esempio una accurata relazione del lavoro svolto, e della attuale situazione patrimoniale. Quando  cambia il Giudice tutelare competente per la vicenda bisogna avere la pazienza (reciproca)  di conoscersi e ricominciare da capo, al fine di costruire un rapporto nuovo.

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