Difendiamo i più fragili

Diciamo la verità, le diversità spesso spaventano e alcuni casi di cronaca di questi giorni, purtroppo, ci restituiscono una società dove è ancora necessario difendere i più fragili, i disabili o chiunque risulti indifeso davanti all’aggressività di qualcuno.

Si tratta di vera e propria violenza e non è necessario che sia per forza fisica. La diversità intesa come “non normalità” continua a far paura ad alcuni, anche oggi che dovremmo invece stringerci ancor più gli uni agli altri. Nel nostro modo di concepire l’altro, in molte occasioni ci troviamo spiazzati di fronte a chi non corrisponde ai canoni universalmente riconosciuti: la bellezza fisica, un carattere spiritoso o uno spirito brillante. Diventa difficile, così, relazionarsi correttamente con qualcuno che non ha queste caratteristiche ben precise e, in alcuni casi, si finisce per assumere degli atteggiamenti che riconducono ad un’aggressività che può sfociare in violenza, anche fisica..

A proposito di difesa dei più fragili, voglio parlarti di due casi al di là dell’uso dell’istituo dell’amministrazione di sostegno.

Il primo, a Milano, riguarda una donna affetta dalla nascita da una gravissima forma di sordità bilaterale che ha necessità di essere sempre accompagnata. Qualche giorno fa si è recata in un negozio Fastweb per effettuare i suoi acquisti. Si è fatta accompagnare, come è necessario soprattutto in questi tempi di mascherine che non consentono di leggere i labiali, da una persona che si occupa della sua assistenza. Purtroppo però, si è vista negare l’accesso dell’accompagnatrice nel negozio per evitare assembramento. Inutile sottolineare che proprio in questa fase storica così delicata, nella quale siamo costretti ad essere distanziati e con le bocche coperte, per una persona sorda diventa impossibile comunicare con gli altri senza l’ausilio di qualcuno.

A nulla è servito fare riferimento ad un’ordinanza regionale che prevede la possibilità per le persone portatori di handicap che hanno necessità di un’assistenza di potersi fare accompagnare, i gestori sono stati irremovibili, fino a costringere l’interessata a lasciare il negozio, poiché, purtroppo, da sola, non riusciva a comprendere cosa le veniva detto.

La giovane signora non si è persa d’animo: ha scritto le sue rimostranze alla sede centrale del colosso telefonico, ricevendo la seguente risposta: “Chiunque lavori in prima linea nel contatto con i clienti – al call center, in un negozio, nelle relazioni di ogni ordine e grado – rappresenta Fastweb e i suoi valori. Uno di questi valori è il “care”: il nostro impegno costante a prenderci cura dei clienti, dei colleghi, dei partner, a favorire l’inclusione e costruire contesti in cui ognuno sia benvenuto, rispettato e supportato. Ieri qualcosa è andato molto storto. Le nostre policy COVID prevedono l’accesso in negozio di una persona per volta ma, nelle circostanze descritte dalla signora, consentire l’accesso con l’accompagnatore era assolutamente dovuto. C’è stato evidentemente un grave errore di interpretazione delle regole da parte di chi controllava gli ingressi al negozio, aggravato da commenti fuori luogo ed in conflitto con tutto quello in cui noi di Fastweb crediamo. Ma la responsabilità di un errore del genere è a tutti i livelli e ce la assumiamo pienamente. Per questo stiamo prendendo provvedimenti per essere sicuri che episodi come questo non si ripetano mai più. Non mi resta che chiedere scusa all’interessata, cosa che ho fatto già personalmente anche in privato, e assicurarle che faremo tesoro di qualunque feedback voglia darci per migliorare”.

Una storia che si è conclusa bene, ma che, a detta della signora coinvolta, per la prima volta, le ha provocato una senso di vergogna per la sua sordità.

Il secondo caso che voglio riportare si è svolto in Mesagne, una cittadina in provincia di Brindisi.

​I servizi sociali avevano segnalato al Giudice Tutelare del Tribunale di Brindisi e alla Procura la situazione di un uomo, di 74 anni, che viveva da solo, che era stato filmato ed era il protagonista inconsapevole di gruppi creati sui social in cui è oggetto di scherno. Gli operatori sociali del Comune di Mesagne hanno anche segnalato che nei video amatoriali viene ripreso mentre è in stato di agitazione, istigato da altre persone. I gruppi, tra cui uno intitolato “droga  disabilità”, e i video su internet hanno suscitato un moto di indignazione, tant’è che alcune pagine sono state segnalate a Facebook e poi oscurate. In ragione di questi episodi, che, tra l’altro, evidenziano una particolare forma di cattiveria, è stata disposta in via urgente la tutela di un amministratore di sostegno che valuterà anche l’eventuale collocamento del pensionato in una struttura adatta. 

Sono storie di gente comune, che hanno trovato una soluzione. Mi piacerebbe molto che, se qualcuno volesse raccontare la sua storia di emarginazione a causa di qualunque tipo di fragilità, mi scrivesse in privato su questa pagina: perché non parlarne e cercare il confronto?

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