Amministrazione di sostegno: il consenso per il matrimonio del beneficiario

Il caso di cui voglio parlarti questa volta prende spunto da una sentenza del Tribunale di La Spezia, del 4 marzo 2020, a proposito della richiesta di contrarre matrimonio con un beneficiario da parte dell’amministratrice di sostegno, sua compagna.

Durante l’udienza in cui una donna veniva nominata amministratrice di sostegno del proprio compagno, con il quale era legata da una relazione da oltre dieci anni, questa formulava istanza al Giudice Tutelare del Tribunale di La Spezia affinché le fossero riconosciuti, tra gli altri, anche il potere di richiedere all’ufficiale di stato civile la celebrazione del matrimonio con il beneficiario senza pubblicazione e senza l’assenso al matrimonio da parte dello stesso.

Ancora, aveva anche richiesto la facoltà di rilasciare, all’atto di matrimonio, dichiarazione di volontà di contrarre le nozze in nome e per conto del medesimo, in stato di coma. Una richiesta davvero molto particolare, se si pensa che va ad incidere sulla facoltà per la persona di decidere in merito ai cd. “atti personalissimi”, tra cui rientra, appunto il matrimonio. Il Giudice Tutelare ha rigettato la richiesta di estensione dei poteri in capo all’amministratrice di sostegno, confermando invece quelli già esplicitati nel decreto di nomina. La decisione dell’Autorità Giudiziaria ha preso le mosse dall’analisi di quegli atti personalissimi cui ho fatto riferimento prima (tra i quali, lo voglio rientrano rientrano, oltre al matrimonio, il testamento, la donazione ed il riconoscimento del figlio).

Secondo il Giudice questi atti non possono essere delegati a terzi, con la conseguenza che possono essere effettuati soltanto dal beneficiario di amministrazione di sostegno stante il pieno riconoscimento, a livello internazionale e costituzionale, anche in capo ai soggetti cosiddetti deboli, dell’esercizio dei diritti fondamentali.

Gli atti personalissimi possono dunque essere posti in essere dal beneficiario in piena autonomia e salvo che il Giudice Tutelare ritenga opportuno disporre l’assistenza da parte dell’amministratore di sostegno.  Quindi il beneficiario è libero di contrarre matrimonio e può manifestare il proprio consenso al matrimonio autonomamente o, al più, con l’assistenza dell’amministratore di sostegno che abbia questo potere da parte del Giudice Tutelare. L’amministratore potrà affiancare il beneficiario nel percorso di formazione della volontà, con lo scopo di aiutarlo a comprendere il senso della scelta coniugale, sia da un punto di vista personale che da un punto di vista giuridico.

Il Giudice Tutelare di La Spezia ha, inoltre, evidenziato che, seppur vero che recentemente alcuni atti personalissimi si è stabilito con alcune sentenza possano essere compiuti dal soggetto che rappresenta l’incapace (si pensi in particolare al consenso ai trattamenti sanitari), nel caso preso in esame ciò che è stato richiesto al Giudice tutelare è l’autorizzazione ad esprimere la volontà di contrarre matrimonio, e quindi ad assumere una decisione, in nome e per conto di un soggetto in stato di coma, non necessaria, né indispensabile. Questa idea non può essere considerata accettabile, tenuto conto che la volontà di contrarre matrimonio dev’essere espressa da un soggetto cosciente, in grado di manifestare un consenso libero, pieno, effettivo e consapevole, non potendo in alcun modo questo consenso essere manifestato dall’Amministratore di sostegno nemmeno in sua rappresentanza, se questi è in stato di incoscienza.

Nel caso che ho preso in esame, sebbene il beneficiario avesse ripetutamente manifestato ai propri familiari e colleghi la volontà di sposarsi con la compagna, e i due avessero convissuto in maniera consolidata e duratura nel tempo, il fatto che egli si trovasse in un “assoluto stato di incoscienza e di incapacità di manifestare un consenso” ha condotto il Giudice Tutelare al rigetto dell’istanza formulata dall’amministratrice di sostegno. Non dimentichiamo mai che l’amministrazione di sostegno non prevede che la volontà del beneficiario sia limitata o eliminata, in alcun modo; ecco perché bisogna assumere le cautele più estese per tutelarla.

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