Amministrazione di sostegno: autorizzazione per i mezzi di contenzione

Voglio raccontarti di un caso in cui mi fu chiesto il consenso per utilizzare i mezzi di costrizione in favore del beneficiario che assistevo. L’autorizzazione mi fu chiesta con una mail peraltro stringata e povera di indicazioni sulle reali necessità che avevano portato a questo orientamento.

Insomma, con una comunicazione corta e generica ricevetti un modulo per esprimere il consenso ad utilizzare i mezzi di contenzione per la signora da me curata. Nessun’altra spiegazione: non c’era scritto chi aveva ritenuto che ci fosse necessità dell’uso di questi strumenti, tanto meno quali, e secondo quali ragioni.

Ho risposto subito che non mi era possibile dare alcun tipo di consenso su qualcosa che non mi era stato chiarito. Pensavo soprattutto al fatto che questi mezzi, essendo molto limitanti per la vita dell’interessato, avrebbero meritato giustificazione adeguata e completa da parte del personale sanitario che li aveva ritenuti necessari. Ho successivamente dialogato con i familiari della beneficiaria, i quali mi hanno confermato che non era stato alcun chiarimento neanche a loro. Nessuna risposta è seguita alla mia richiesta di chiarimenti in merito e nessun consenso è stato da me espresso in merito.

Quando parliamo di “mezzi di contenzione”, ci tengo a precisarlo, ci riferiamo ad una pratica che ha lo scopo specifico di prevenire o bloccare i movimenti intenzionali del paziente mediante l’utilizzo di dispositivi, materiali o apparecchi posti vicino o direttamente sul corpo. Si tratta di dispositivi che non possono essere controllati o rimossi facilmente dal paziente (esempi: corpetti, bende per polsi o caviglie, uso di cinghie a letto o in carrozzina, lenzuola per legare parti del corpo, vestiti per tutto il corpo).

Come si capisce immediatamente, si tratta di importanti strumenti fortemente limitanti la libertà del singolo individuo; di conseguenza, è impensabile dare un consenso all’uso degli stessi che non sia pienamente informato, sia per ciò che attiene alle necessità dell’uso di questi mezzi, sia per la tipologia necessaria. Non è pensabile autorizzare la contenzione di un malato al di fuori esigenze immanenti o di conclamata gravità, nonché in acclarata assenza di alternative praticabili. E’ troppo importante la vita delle persone, specie quando è affidata a noi. Ecco, perché sono rimasta stupefatta dalla superficialità della richiesta della residenza sanitaria, che, evidentemente, ha un modo di gestire la questione in maniera superficiale e decisamente poco attenta alle necessità del paziente/beneficiario.

Va ribadito a chiare lettere: il ricorso alla contenzione dev’essere considerato un evento straordinario e motivato adeguatamente, e non un mezzo abituale per “tener buono” un paziente più difficile di altri. Oltre a violare pesantemente la psiche del soggetto coinvolto, questo tipo di mezzi, specie nelle persone anziane, hanno anche delle influenze negative sulle funzioni fisiche non più stimolate in maniera adeguata. Si riduce la massa e il tono muscolare, peggiora l’osteoporosi, si potrebbero perdere gradualmente le funzioni di vita quotidiana, quali il lavarsi, il vestirsi.

E’ sempre importante controllare come vengono curati i nostri anziani nelle case residenziali ove sono collocati: chiedere sempre spiegazioni, insistere sul perché si prendono determinate decisioni.

Come posso io lasciare la signora beneficiaria di Amministrazione di sostegno che mi è stata affidata lasciarla in quella residenza che è così superficiale su un tema così importante e non risponde alle mie richieste di chiarimenti? Sarebbe fondamentale, oltre che dare dei chiarimenti (che nel mio caso non sono neanche mai pervenuti), redigere per il singolo soggetto un piano assistenziale individuale, dal quale si evincano problematiche ed eventuali patologie dell’individuo e nel quale sarà possibile individuare gli interventi da mettere in atto per prevenire i disturbi del comportamento del singolo soggetto.

Ma per fare questo ci vogliono pazienza, volontà, disponibilità e pazienza. Una combinazione nono facile da ottenere. Tuttavia, val la pena provarci sempre perché il diritto alla libertà del corpo di un singolo è uno dei fondamentali garantiti dalla Costituzione che, proprio all’art. 13, sancisce l’inviolabilità della libertà personale.

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