Amministrazione di sostegno: chi sono e come trovare i caregiver informali

Nel corso della mia attività in ambito di amministrazione di sostegno, mi capita sempre più spesso che familiari del beneficiario mi chiedano di favorire le sue relazioni personali, insomma di aiutarlo ad avere amici. Un campanello d’allarme sullo stato del welfare nel nostro paese e sulla carenza di figure, cosiddette caregiver informali, che partecipino insieme alla famiglia della gestione quotidiana delle incombenze.

Sono un’avvocata e svolgo l’attività di amministratrice di sostegno ormai da tempo. Sempre più spesso, nel corso della mia attività, i parenti più prossimi a qualche mio assistito mi chiedono di aiutarlo a trovare compagnia. Un amico o un’amica con il quale passare del tempo insieme, magari giocando a carte o condividendo qualche interesse comune, così da contrastare quel mostro che è la solitudine.

Tuttavia, come ben sai, non si possono imporre le amicizie. Del resto, come dice il vecchio adagio, chi trova un amico trova un tesoro. Soprattutto in età avanzata, aggiungo io.

L’aumento dell’aspettativa di vita, per gli uomini superiore agli 80 anni ma per le donne anche più di 85, se da una parte può essere considerata una conquista sociale, perché frutto del progresso economico e sanitario, dall’altra pone delle grandi sfide ai sistemi di welfare attuali per l’aumento delle persone a rischio di perdita di autonomia e salute. L’Italia vanta una delle maggiori percentuali di anziani in Europa. Tra gli anziani vanno necessariamente distinti coloro che sono in buona salute da quelli per cui l’invecchiamento porta alla perdita di autonomia, in fase graduale. Se inizialmente ad essere compromesse sono le attività legate all’espressione di sé, in seguito subentrano difficoltà legate alla preparazione dei pasti, lo svolgimento di piccole commissioni e acquisti, la pulizia della casa e della biancheria, l’uso di mezzi di trasporto e del telefono, l’assunzione responsabile dei farmaci e la gestione delle proprie finanze. 

Le distinzioni si fanno più evidenti anche e soprattutto in base alle classi sociali di appartenenza, che, purtroppo, creano delle profonde differenze a chi conduce una vita meno agiata e con meno possibilità di socialità. In Italia, il caregiving informale, in particolare quello fornito dalla famiglia, rappresenta la vera spina dorsale del sistema di assistenza continuativa per anziani fragili e non autosufficienti; esso infatti regge ancora la maggior parte del carico di cura sebbene la sua resistenza sia precaria e sotto pressione. Si nota immediatamente come al crescere dell’età diminuisca la percezione di avere una rete variegata di persone su cui poter fare affidamento; la percentuale infatti si dimezza dalla classe dei più giovani rispetto a quella dei più anziani. Al contrario, con gli anni aumentano sia le cosiddette “reti esclusive”, costituite quindi da una sola categoria di persone, sia l’assenza di reti di sostegno che riguarda il 25,7% degli anziani tra i 65 e i 74 anni e il 27,7% degli ultrasettantenni.

L’assistenza informale è certamente il modo economicamente più vantaggioso per favorire la permanenza a domicilio. Tuttavia, la disponibilità di caregiver informali è strutturalmente molto bassa ed in diminuzione anche per un mutato concetto culturale di famiglia (le grandi famiglie patriarcali non esistono più). Poter contare su reti informali di sostegno anche al di fuori della famiglia si dimostra quindi fondamentale sia per gli anziani che non possono contare su nessuno, sia per quelli assistiti dai propri familiari. Quest’ultimi possono essere infatti alleggeriti, almeno in parte, dal carico di cura o comunque sentirsi meno soli nella sua gestione.

Ecco perché molto spesso, l’aiuto può provenire dall’esterno, con l’aiuto di una figura competente quale può essere l’Amministratore di sostegno, anche non a tempo indeterminato, ma per un breve tratto di vita del beneficiario, anche solo al fine di aiutare la famiglia a scegliere tra nell’ambito delle offerte pubbliche che esistono, consigliare e suggerire le indicazioni migliori per risolvere le problematiche specifiche del beneficiario. Non sempre da soli si può superare un problema, anche per mancanza di informazioni, può essere una soluzione chiedere l’intervento di chi può dare una mano concreto. Questa scelta eviterà che i familiari di chi si trova in difficoltà si abbattano, finendo per fornire all’interessato un’assistenza meno sentita e sicuramente più superficiale.

Sono convinta che non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto o pensare di essere incapaci: l’obiettivo è solo quello di far star meglio qualcuno. Mense, aiuti sociali, assistenza domiciliare, assistenza nelle cooperative sociali: le possibilità ci sono, ma spesso non si conoscono.

Ascolta il caso di beneficiario, ospite rsa, in attesa di vaccino anti covid.

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