Il caso Joker

Ha avuto molto successo recentemente il film Joker, interpretato in maniera magistrale dall’attore americano Joaquin Phoenix, con una storia che per quanto celebre merita un approfondimento da un determinato punto di vista.

Nel film si trascorrono due ore in compagnia di un uomo profondamente infelice e mentalmente instabile, che viene umiliato sul lavoro e sui mezzi pubblici, che subisce aggressioni fisiche violentissime in strada e nella metropolitana. Vive in una città squallida e caratterizzata da un livello di delinquenza elevatissimo Gotham City, insieme alla madre inferma.

Alla fine del film, il protagonista scopre per puro caso di essere stato adottato e che la madre era a conoscenza degli abusi continui a cui era sottoposto da parte del suo convivente.

Leggi l’articolo su un caso concreto di amministrazione di sostegno.

Un finale tragico da ogni punto di vista che, tuttavia, non impedisce di simpatizzare con il protagonista, di provare quasi un senso di sollievo (per così dire) quando spara a chi lo ha provocato o risponde alle percosse ingiustificate. Le sue sono semplici reazioni a comportamenti che gli provocano sofferenze estreme. Quindi, in un certo senso, si entra nella sua linea di pensiero nel corso della visione del film.

Perché questo soggetto malato e strano, con la sua risata forzata, frutto della malattia mentale che lo caratterizza, con una storia assolutamente senza speranza, coglie le simpatie del pubblico? E’ solo un film banalmente violento?

La risposta non può che essere negativa a chi è un attento osservatore e amante del cinema: l’ascesi delle terribili azioni compiute da Joker è il frutto di scelte politiche, quali ad esempio, i tagli decisi dal municipio sulle spese per i servizi sociali che impediscono al protagonista (Arthur è il vero nome) di continuare con le sue sedute di psicoterapia gratuite e di ricevere le medicine previste per il suo piano di cura. Qualcuno direbbe “questa è l’America!”: il grande sogno americano che ti lascia a poco a poco andare verso la distruzione con un sistema sanitario assolutamente inefficiente e a dir poco distruttivo.

La malattia mentale, quindi, come questione sociale, non può essere trattata come una questione privata.

Ecco perché anche nell’Italia dove il Servizio Sanitario Nazionale da molte garanzie, spesso ci troviamo a dover assistere, nel corso dell’attività dell’Amministratore di sostegno, persone senza speranza, perché prive del necessario sostentamento economico.

E’ pur vero che in Italia è possibile il ricovero in strutture specializzate con la compartecipazione economica delle ASL e dei Comuni, a seconda del reddito dichiarato e del modello ISEE e tenendo conto anche del supporto familiare che deve intervenire.

Spetta all’Amministratore di sostegno scegliere la strada più adeguata da seguire per il benessere del proprio assistito. Assicuriamo l’assistenza a chi ne ha bisogno tramite l’intervento di persone competenti.

La malattia (psichiatrica, ludopatia, assunzione di droghe, incapacità di gestire il proprio patrimonio) è un caso sociale. Non lasciamola mai nella privacy della nostra casa: impariamo a chiedere aiuto.

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