Oneri previdenziali: un caso concreto di annullamento del debito

Se Inps ed Agenzia delle Entrate Riscossione non rispondono alle contestazioni del contribuente, i Giudici annullano il debito. Un caso concreto.

L’Inps richiede il versamento di oneri previdenziali dal 2010 al 2012, per circa 40 mila euro, e tramite l’ex agenzia di riscossione di Equitalia intima il pagamento e notifica via posta anche due distinti ordini di pignoramento mobiliare.

Il contribuente, su suggerimento del suo legale, invia una lettera di contestazione, per bloccare le pretese del concessionario e dell’ente previdenziale, rilevando vizi di notifica e di motivazione, nonché incongruenze sulle somme richieste (due istanze di oltre 27 mila e 15 mila euro) e sulla intervenuta prescrizione del diritto di credito azionato, ma non riceve alcune risposta nei termini di legge.

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E dopo una prima sentenza negativa da parte del Tribunale del lavoro nel ricorso presentato nel 2014, nel maggio del 2019, la Corte d’Appello di Lecce ha riformulato quella disposizione accogliendo l’impugnazione con il ricorso in appello e di fatto annullando (pur confermando la rituale regolarità della notifica delle cartelle esattoriali a mezzo posta) il debito vantato dall’Inps. Tale sentenza per altro è ormai passata in giudicato in quanto non è stata impugnata in Cassazione, nè dall’Inps, nè dal concessionario della riscossione.

In pratica, i giudici della sezione lavoro della Corte d’Appello di Lecce hanno sancito che se l’ente non risponde entro 220 giorni alla lettera del contribuente che contesta le pretese del concessionario (ex Equitalia, ora Agenzia entrate riscossione) il debito viene annullato per il principio del silenzio-assenso.

Nella riformulazione della sentenza di primo grado, la Corte d’Appello ha rilevato in particolare che non “vi è dubbio che il contribuente abbia presentato al concessionario le istanze dirette ad ottenere l’annullamento degli avvisi e delle intimazioni di pagamento sottesi ai due pignoramenti proposti nei suoi confronti. Nella fattispecie è decorso, senza che l’interessato ricevesse comunicazione alcuna in ordine alle proprie dichiarazioni, il termine di 220 giorni dalla loro presentazione: a monte del comma 540 dell’articolo 1 invocato, le partite di cui al comma 537 sono annullate di diritto e il concessionario è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli. Contestualmente sono eliminati dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore i corrispondenti importi”. Nell’ambito della sentenza di secondo grado viene altresì evidenziato dai giudici che “la circostanza del decorso del termine di 220 giorni dalla presentazione delle domande senza alcun pronunciamento sulle stesse da parte del concessionario e dell’Inps, è già di per sé sufficiente a determinare l’annullamento di diritto del credito oggetto delle istanze”.

La sentenza ha un contenuto davvero importante a difesa del contribuente che può e deve essere aiutato da professionisti competenti. Prima di pagare, è sempre necessario l’esame degli atti da parte di un legale competente in materia.

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