Amministrazione di sostegno: il tentativo di vendita dei gioielli di Gina Lollobrigida

Notizia di qualche giorno fa il tentativo, per fortuna sventato dall’amministratore di sostegno, di mettere in vendita i gioielli della celeberrima attrice Gina Lollobrigida. In questo caso, la notorietà della beneficiaria e l’alto valore degli oggetti, ha fatto scattare l’allarme ma quanti casi, viene da chiedersi allora, passano sotto silenzio?

Anche la lettura di un quotidiano di gossip, ci permette di capire quanto possa essere utile il ruolo e l’attività di un Amministratore di sostegno, in particolar modo quando ci sono patrimoni ingenti da gestire e molte persone “interessate” ad essi.

Era già noto che la famosa attrice Gina Lollobrigida, su richiesta del figlio, era stata sottoposta alla misura dell’amministrazione di sostegno. La star si era sempre dichiarata contraria a questa nomina, ritenendo di poter gestire il suo enorme patrimonio senza difficoltà. Tuttavia, si sono verificati degli episodi che hanno sicuramente fatto capire quanto fosse necessaria la figura dell’amministratore a fianco dell’attrice. Quest’ultima, infatti, è proprietaria di numerosi dipinti preziosissimi, tra cui  “Venere e Amore”, un dipinto di scuola francese della fine del Settecento, che era già stato acquistato, senza che l’attrice ne fosse a conoscenza, da un collezionista parigino per 14mila 800 euro circa. Nonostante fosse convinta di avere la situazione patrimoniale personale sotto controllo, i suoi beni erano stati fotografati e messi in vendita da una nota casa d’asta storica ed internazionale, ovviamente a sua insaputa.

Il suo assistente personale, che aveva in precedenza dichiarato di aver curato la signora “con amore”, aveva portato avanti gradualmente una vera e propria azione predatoria. Questo signore era già a processo per circonvenzione di incapace e ora è indagato per aver convinto la signora Lollobrigida a firmare tre mandati a vendere «cimeli, oggetti d’arte, antichità, preziosi, mobili d’arredo, opere d’arte del valore minimo stimato 300 mila euro». Secondo gli esperti del Nucleo di Polizia economico finanziaria, si sarebbe trattato di una unione di intenti al fine di guadagnare vendendo le opere d’arte dell’attrice, un gioco di sponda fra il suo assistente, la titolare della galleria d’arte in questione (poi destinata all’archiviazione) e un ristoratore amico di Piazzolla, nel ruolo di intermediario.

Unendo le loro energie i tre avrebbero “abusato delle condizioni di vulnerabilità” della diva per appropriarsi dei suoi beni in concomitanza con i lavori di ristrutturazione della sua residenza sull’Appia antica. Tutto è partito dalla denuncia dell’amministratore di sostegno nominato dal Tribunale in favore dell’attrice, il quale si è imbattuto in un sito che annuncia la vendita all’asta di proprietà della Lollobrigida. A seguito di questa scoperta, l’amministratore ha subito informato l’autorità giudiziaria sottolineando come molte delle opere in via di cessione, fossero state riconosciute dal figlio di Lollobrigida. Per chiarire definitivamente l’accaduto i finanzieri hanno ascoltato anche la diva. Le hanno chiesto se davvero volesse privarsi dei suoi ricordi e le hanno mostrato l’elenco completo. La signora ha manifestato tutta la sua contrarietà assoluta a separarsi dai cimeli ed ha dichiarato di non aver mai firmato alcun mandato a vendere, tenendo conto che, tra le altre opere, ci sono molte icone sacre a cui è particolarmente affezionata.

Quindi, la figura non gradita inizialmente dell’amministratore di sostegno, ha salvato con il suo intervento le opere preziose della grande attrice.

Ma l’intervento di questa figura professionale è importante anche se non ci si trova di fronte a patrimoni così ingenti, perché, sia che ci si trovi di fronte alla novantatreenne Lollobrigida che al signore anziano che vive con una pensione di € 800 mensili, rimane un certo senso di amarezza di fronte a soprusi e inganni.

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