Amministrazione di sostegno: la rete con la famiglia del beneficiario

Sai che sono convinta sostenitrice della rete che si deve creare tra amministratore di sostegno e familiari del beneficiario al fine di migliorare la vita di quest’ultimo. L’amministrazione di sostegno impone le scelte nell’interesse di chi ne ha bisogno e non è possibile pensare di farcela senza relazioni proficue con le persone più vicine. Come è capitato nel caso che voglio raccontarti.

Maria (nome di fantasia) ha più di ottanta anni e da qualche tempo, purtroppo, è costretta a vivere lontana dal suo amato marito. Non è un modo di dire, “amato” al punto da non voler più dormire nel loro letto visto che è sola o, addirittura, da rinunciare a mangiare senza di lui.

Un legame fortissimo con il marito ma che può anche farle del male se portato alle estreme conseguenze. Per fortuna, intorno a lei anche alcuni nipoti e due badanti, anch’esse parenti seppur alla lontana.

La stabilità raggiunta, pur tra mille difficoltà, nata dal consolidamento delle relazioni tra tutti noi ha subito un brutto colpo quando le condizioni di salute di Maria si sono improvvisamente aggravate al punto da dover chiamare i soccorsi.

Ricordo bene quel momento, il grande ritardo per l’arrivo dell’ambulanza ed il contrasto con un’operatrice che rifiutava di ricoverarla perché, a suo parere, una misura non necessaria. Proprio parlando con il medico di base, verso il quale ci aveva indirizzati, invece era emersa l’urgenza di un ricovero. Devo dire che al Pronto Soccorso, invece, abbiamo trovato grande umanità e disponibilità.

Le condizioni di Maria, dopo una serie di accertamenti, sono risultate stabili, seppur difficili, e siamo ancora in attesa che possa almeno tornare a casa.

Nel corso di quelle ore così dense di paure e preoccupazioni per la salute di Maria, ci siamo ritrovati tutti intorno ad una speranza. Ecco, in quel momento mi è balzato agli occhi quanto sia stato importante costruire delle relazioni umane solide con i parenti della beneficiaria.

Ho tratto due insegnamenti da questa vicenda. Il primo è che il tempo per conoscere il beneficiario e la sua storia, ma anche i suoi parenti e le loro, non è mai perso. E’ sempre un’ottima opportunità per approfondire aspetti che potrebbero tornare utili al momento del bisogno. E poi, come dico sempre, l’amministratore di sostegno non gioca da solo, fa parte di una squadra. E i tuoi compagni di squadra devi conoscerli bene affinché tutto funzioni.

Ad esempio, nel caso di Maria ho capito quanto fosse davvero legata a suo marito. Quanto lei stessa lo rimproverasse di averla lasciata sola, consapevole, tuttavia, che le condizione di salute di Francesco (altro nome di fantasia) imponessero quell’allontanamento.

Il secondo insegnamento che mi porto a casa da questa vicenda è che l’unione fa la forza. L’amministratore di sostegno ed i familiari del beneficiario, se in sintonia, possono cambiare in meglio la vita di chi, evidentemente, ne ha più bisogno.

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