Amministrazione di sostegno: il luogo più idoneo per la residenza del beneficiario

Uno degli aspetti più complessi dell’attività di un amministratore di sostegno è scegliere il luogo migliore per la residenza del beneficiario. L’istituto dell’amministrazione di sostegno impone, giustamente, un’analisi accurata dei bisogni, magari dovuti a patologie. Allora quale sarebbe il posto migliore per il beneficiario? Dove dovrebbe vivere? A casa? In una struttura? Come decidere?

La soluzione ideale, almeno in partenza, è sempre quella che consenta al beneficiario di rimanere a casa sua, tra le sue cose, le sue abitudini ed i suoi ricordi. Tutto con l’obiettivo di mantenere la stabilità della situazione, con lo sguardo anche alla sicurezza, a patto che possa ricevere anche nella sua abitazione le cure adeguate.

La propria abitazione rappresenta il luogo principale dove poter vivere e, specie per una persona anziana, il luogo dove poter concludere la propria vita nella maniera migliore possibile.

Qualora non vi sia unità di intenti e ci siano problemi fra i familiari potrebbe essere necessario decidere per il trasferimento del beneficiario in una struttura pubblica o privata in cui possa ricevere assistenza, la migliore assistenza possibile. Non esiste nella disciplina dell’amministrazione di sostegno, una norma che riguardi i compiti e i poteri in merito alla scelta del luogo di vita del beneficiario. Di conseguenza sarà compito dell’amministratore di sostegno sulla base, sulla base dell’analisi della vita del beneficiario, capire dove lo stesso possa vivere nella maniera migliore possibile; come sempre qualsiasi decisione dovrà essere presa, innanzitutto, sulla base delle condizioni fisiche psichiche della persona interessata, ma soprattutto possibilmente in rete con la famiglia gli assistenti sociali e i medici che assistono il soggetto beneficiario.

L’esempio di oggi riguarda due anziani coniugi che erano entrati volontariamente in una casa di riposo che avevano scelto visitandola, previamente, in compagnia del figlio il quale era stato nominato loro amministratore di sostegno su loro richiesta.

A tal proposito, ricordiamo che ognuno può chiedere la nomina di un amministratore di sostegno anche in via anticipata nel senso che la scelta viene prima che la persona si ammali o abbia dei problemi e può essere individuata una persona di fiducia che in futuro sarà l’amministratore di sostegno come accaduto nel caso che stiamo affrontando. La casa di riposo ove erano stati collocati garantiva delle prestazioni assistenziali qualitativamente elevate; si trattava cioè di una casa di riposo di lusso nel senso che garantiva non solo l’assistenza per le problematiche fisiche e psichiche dei due coniugi ma anche un tenore di vita piuttosto alto, avendo questi due coniugi appunto notevoli possibilità economiche.

Successivamente, purtroppo, il marito è deceduto e la moglie è rimasta da sola affetta da demenza senile.

La signora continuava a vivere essendo rimasta sola nella struttura che nel corso del tempo era divenuta il suo ambiente familiare: lei e il marito defunto avevano stretto amicizie con molte persone che erano ricoverate nonché con coloro che prestavano assistenza, con tutti i medici e gli assistenti sociali. La signora mai sarebbe voluta andare via da questo luogo dove aveva vissuto gli ultimi tempi con il marito ma aveva creato una seconda famiglia. Inoltre, il figlio aveva scelto una assistente durante la giornata la le stava vicino e siccome anche il figlio abitava vicino alla struttura con la propria famiglia era molto facile andare a fare visita all’anziana madre praticamente ogni giorno.

Da questo esempio si comprende che non è detto che l’abitazione di appartenenza sia la sempre necessariamente la scelta migliore per l’anziano anche se deve essere sicuramente la scelta primaria da prediligere specie se la persona beneficiaria ha notevoli problemi di salute. Molto spesso il posto migliore per poter fare vivere la persona interessata è dove quest’ultima si trova meglio, dove si trova più a suo agio proprio perché gli ultimi anni di vita (anche se non è proprio casa sua), e qui sto facendo riferimento soltanto a una persona anziana, gli ultimi anni di vita possono essere i migliori sicuramente.

Per una persona più giovane dev’essere previsto un collocamento completamente diverso, nel senso che ovviamente non si può pensare ad una casa di riposo, bensì ad un collocamento, qualora siamo affetti da problematiche di carattere psichico o psichiatrico, in realtà completamente diverse, in cui siano affiancati affinché si riesca a raggiungere un quanto più è possibile un loro totale reinserimento all’interno della società e quindi sicuramente devono essere inseriti con persone della loro età e con assistenti che facilitino il loro ritorno in società. Questo vale sia per le persone più giovani che sono affette da malattie di carattere psichico o psichiatrico, sia per esempio nei confronti di chi è affetto da particolari situazioni di dipendenza, quindi tipo l’alcol o la droga. In questo caso, si preferisce il ricovero in strutture che permettano il recupero della persona che è affetta da queste dipendenze e un pronto reinserimento nella società.

Tornando al caso che ci riguarda, il figlio amministratore di sostegno aveva creato un vero e proprio equilibrio per la madre che era rimasta da sola.

Purtroppo, questo equilibrio veniva incrinato da un’iniziativa dell’altro figlio dell’anziana il quale sosteneva che il fratello avesse costretto la madre ad entrare in casa di riposo e quindi chiedeva che il fratello fosse revocato dalla sua carica di amministratore di sostegno e che la madre potesse ritornare a casa. Il giudice tutelare disponeva che la madre fosse visitata da un medico e quindi ammetteva una consulenza tecnica cioè chiedeva aiuto a uno specialista medico, il quale confermava la situazione di incapacità e quindi ad una dichiarazione di interdizione che ha completamente stravolto la vita dell’anziana signora. Per questo motivo è indispensabile per un amministratore di sostegno sia familiare sia terzo estraneo al nucleo familiare capire le ragioni e le necessità principali di colui che viene affidato alle sue cure ma soprattutto non far venire mai meno la rete familiare perché altrimenti si può arrivare a decisioni molto sofferte qual è stata quella raccontata.

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